Taormina

Il lockdown dei mesi passati ci ha fatto sentire la mancanza delle cose più semplici e scontate. Ci ha fatto sentire la mancanza delle città e dei luoghi, ha diviso nord e sud come non mai, isolando la Sicilia ancora di più dal resto d’Italia.

Ha accentuato la voglia di viaggi e di Sicilia, sia per i siciliani fuori sede che per tutti coloro che, pur non essendo siciliani, sono perdutamente innamorati di questa terra.

Una mancanza di quella che potrebbe essere definita “sicilitudine”.

Quella strana sensazione di allontanarsi dalla Sicilia e continuare a portarsela dentro, come un sole che continua a scaldare il cuore attraverso i ricordi della terra e del calore umano.

Io per prima, ogni volta che torno in Sicilia, al momento di ripartire, avverto sempre come un magone che mi intristisce e mi fa venire voglia di ritornarci. Quello stesso magone che ci ha portato dentro il lockdown, impedendoci di guardare dal vivo tutte le bellezze dell’isola.

In Sud America verrebbe chiamata “saudade”, in Africa “mal d’Africa”, in Sicilia penso proprio che possiamo chiamarla “sicilitudine”.

 

Cos’è la sicilitudine

Il termine “sicilitudine” fu coniato per la prima volta dallo scrittore Crescenzio Cane in un racconto del 1959 definendola “una condizione dello spirito”. Secondo l’enciclopedia Treccani, invece, la sicilitudine è “L’insieme delle consuetudini e degli atteggiamenti tradizionalmente attribuiti ai siciliani”.

Anche Leonardo Sciascia nella sua raccolta di saggi “La corda pazza” (1969), esordiva con un intervento su “Sicilia e sicilitudine”, indicando nella “sicilitudine” la nota distintiva del carattere isolano, “il comportamento, il modo di essere, la visione della vita della collettività e dei singoli”.

È un tratto distintivo, la metafora di una condizione esistenziale dei siciliani che oggi porta con sé valori come ricchezza d’animo, generosità e accoglienza.

Per me è semplicemente amore incondizionato per la Sicilia.

Ed è una sensazione stranissima, è come se, una volta entrati nel mood siciliano, non si riuscisse più ad uscirne.

Sarà per il calore della gente, per i sorrisi sempre pronti che ti tirano su il morale anche in una giornata grigia.

L’andare a fare la spesa al mercato rionale, “spizzuliari” lo street food degustando Birra Messina Cristalli di Sale e ritrovarsi poi a cena con perfetti sconosciuti avendo però la sensazione di conoscerli da sempre, come se si fosse parte di un’unica grande famiglia.

Sarà per il clima sempre mite e secco che da’ la sensazione che sia sempre estate, anche a dicembre.

Per i tramonti infuocati sul mare che ogni volta osservi incantata come se fosse la prima volta.

Ma anche per la “meravigghia” siciliana. Il ritrovare bellezze storiche, artistiche e culturali in ogni angolo di Sicilia, anche in quelli più inaspettati.

Nel restare estasiati davanti alla bellezza della cattedrale di Noto con i suoi dettagli barocchi senza tempo, nell’assistere ad uno spettacolo sui gradini del teatro greco di Taormina come se si fosse tornati indietro nel tempo o passeggiare incantati tra le colonne corinzie della Valle dei Templi di Agrigento! Luoghi che puoi vedere e rivedere più volte nella vita, ma di cui non ci si stanca mai.

Ed in effetti, dopo quasi tre mesi trascorsi in Sicilia, non è stato facile allontanarsene perché la Sicilia ti entra dentro come un fiume in piena e ti travolge con tutta la sua bellezza.

Cattedrale di Noto

La mia sicilitudine ritrovata

Per me Sicilitudine è innamorarsi della Sicilia e non smettere di amarla, nonostante le sue problematiche e imperfezioni, che spesso spingono chi ci vive ad andare altrove… per poi ritornare, come se ci fosse un legame indissolubile che non può essere spezzato.

Sicilitudine è il vivere lento, senza fretta. Riappropriarsi dei propri tempi e dei propri spazi. E’ lo svegliarsi baciati dal sole alle pendici dell’Etna ed andare al mare anche ad ottobre inoltrato.

E’ il sentirsi protetti da “mamma Etna” nonostante ogni tanto erutti e faccia spaventare gli abitanti di Catania. Ma in fondo, i Siciliani lo sanno, “idda” è come una mamma e non potrebbe mai fare del male ai suoi figli.

Castelmola

Sicilitudine è innamorarsi dei tramonti sul mare visti da isole un po’ magiche come le Eolie. E’ la vibe rilassata e carica di energia di Filicudi, Vulcano e Stromboli ed un po’ modaiola di Salina, Lipari e Panarea ed il restare sorpresi ed incantati nell’osservare un’eruzione mentre si è comodamente seduti a cena sull’isola di Stromboli.

Sicilitudine è quella che da sempre caratterizza il “Regno delle due Sicilie” sin dai tempi dei Borboni e che, nonostante di anni ne siano passati già tanti, continua a rendere Napoli e la Sicilia così simili. E forse per questo, anche se sono siciliana solo per metà, mi sento invasa dalla sicilitudine.

Perché staccarsi dalla Sicilia è davvero difficile, è uno stato d’animo.

Il prendere la vita con lentezza e filosofia, l’aprire il cuore agli sconosciuti e farsi in quattro per gli amici.

L’aprire le porte della propria casa ed il non poter rinunciare all’invito ad un caffè in compagnia.

Ma sicilitudine è anche street food, il cibo di strada inconfondibile che si sente prima con gli occhi, poi con l’olfatto ed infine con il gusto: dagli arancini (o arancine, in base alla zona della Sicilia in cui ci si trova) di cui i miei preferiti sono al ragù, alle panelle palermitane, dalla granita con brioche alla caponata di melanzane fino alla pasta alla norma, i cannoli con la ricotta, le cassate e le immancabili paste di mandorle.

Per non dimenticare poi i capperi di Salina, i gamberi di Mazara del Vallo, le tonnare e le saline… ci vorrebbero pagine e pagine solo per parlare dell’enogastronomia Siciliana, ma in fondo, i siciliani lo sanno, la Sicilia è una terra che va gustata con tutti i sensi ed i cui sapori sono inimitabili!

Puoi andare a comprare tutti gli arancini che vuoi dal “siciliano” sotto casa a 900 km di distanza dalla Sicilia, ma il sapore non sarà mai lo stesso. Manca l’aria ed il cuore della Sicilia!

Marzamemi

Birra Messina e la sicilitudine ritrovata

E come si fa quando si è lontani dalla Sicilia? Ci ha pensato Birra Messina Cristalli di Sale a portare un po’ di Sicilia anche nel resto d’Italia, con la sua nuova ricetta con i Cristalli di sale, realizzata con i sali Siciliani (di cui io del resto ne ho una scorta nella mia casa milanese).

La birra che ha accompagnato tutta la mia estate alle Eolie, diventando un appuntamento fisso per gli aperitivi al tramonto in abbinamento agli arancini, e che rappresenta una straordinaria storia di orgoglio siciliano. Una birra che racconta molto della ricchezza e della generosità di questa bellissima terra.

Una birra che si ispira al Barocco siciliano e racconta tutta l’intensità dei colori della Sicilia grazie alle sensazioni che evoca ad ogni sorso, permettendo di rivivere la sicilitudine in pienezza, in casa e fuori sede, dopo tanta nostalgia.

E la Sicilia è presente già dall’etichetta, con la stampa del veliero, metafora di arrivi e partenze, di commerci e scambi, d’incroci di popoli e culture, collocato al centro delle maioliche siciliane, tratto distintivo frutto di una tradizione antichissima, resa unica dalla presenza sull’isola nei secoli di popoli diversi e metafora di un’impronta multiculturale. I decori ispirati al barocco rendono questa etichetta iconica, a forma di rombo che sembra quasi intagliata a mano, così come la bottiglia, originale ed innovativa che evoca la luce abbagliante delle saline dell’isola e richiama l’eleganza del mare.

Catania

Come avrete capito da questo post, la sicilitudine è difficile da raccontare. Deve essere vissuta per capirla. Così come la Sicilia va vissuta a pieni polmoni, per entrare nel vivo della sua cultura e tradizione. Ogni angolo, ogni paesino, ogni singolo borgo ha una storia da raccontare, ma la si può capire solo entrando nel vivo della sua cultura.

Ed una volta che si capisce la sicilitudine, sarà difficile abbandonarla!

E per voi, cos’è la sicilitudine?

Anna Pernice

 

*Articolo scritto in collaborazione con Birra Messina Cristalli di Sale

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