Uffizi Firenze

In questi giorni è tutto un gran vociferare sulla visita di Chiara Ferragni agli Uffizi di Firenze, uno dei musei più grandi e più belli del mondo, nel quale ci sono opere di inestimabile valore.

La Ferragni è stata paragonata alla Venere di Botticelli dei nostri giorni per la sua bellezza e la sua bravura. Come sempre, c’è chi è favorevole e chi è contrario. Fatto sta, che sicuramente in tanti dopo la visita della Ferragni avranno deciso di visitare gli Uffizi.

Io ci sono stata poco prima del lockdown con la bravissima guida di Italy Travels che mi ha spiegato tutte le opere del museo, evidenziandomi le più importanti, durante il mio tour di Firenze in un giorno. Anche io ho scattato qualche foto, che non avevo ancora condiviso con voi.

Il consiglio che vi do, però, se decidete di visitare gli Uffizi, è di non limitarvi a scattare solo foto e selfie per imitare la Ferragni, ma cercare di comprendere il significato che c’è dietro ogni singola opera d’arte, cercando di coglierne tutte le sfumature.

Ovviamente, in una visita gli Uffizi, come tutti in grandi musei, c’è il rischio di perdersi tra la miriade di opere d’arte, tutte bellissime.

Se avete quindi poco tempo a disposizione (ma dedicateci almeno 2 ore), ecco una selezione delle opere assolutamente da non perdere durante una visita agli Uffizi.

Vi consiglio, inoltre, di acquistare una visita guidata in italiano degli Uffizi su Civitatis.

Uffizi Firenze

Gli Uffizi nascono con l’idea di Galleria. L’edificio fu costruito nel 1560 e divenne museo nel 1580.
Appena si entra, si notano subito i soffitti con i motivi aggrottesca come quelli della Domus aurea di Nerone che inizialmente si pensava fosse una grotta.
Uffizi FirenzeUffizi Firenze
Nel 1769 Pietro Leopoldo granduca di Lorena aprì la galleria al pubblico, e divenne subito la galleria dei primati.
Infatti, gli Uffizi sono stati:
– la prima collezione allestita a museo nel 500
– la prima galleria aperta al pubblico nel 1769
– la prima galleria allestita in ordine cronologico: dal 200 al 600.
Uffizi Firenze
Ma vediamo insieme quali sono le opere principali assolutamente da non perdere in una visita al museo

Maestà di Ognissanti di Giotto.

La Madonna di Ognissanti è un dipinto a tempera e oro su tavola (335×229,5) di Giotto, databile al 1310 circa. Inizialmente si trovava nella chiesa di Ognissanti a Firenze. Qui troviamo chiaroscuro e prospettiva. Questa pala venne probabilmente dipinta dal maestro al ritorno a Firenze dopo essere stato ad Assisi.
Giotto era alla ricerca di verità anche verità psicologica.
Uffizi Firenze

L’annunciazione di Simone Martini.

L’Annunciazione tra i santi Ansano e Massima è un dipinto a tempera e oro su tavola (305×265 cm) di Simone Martini e Lippo Memmi, firmata e datata al 1333.
Si tratta di un trittico ligneo dipinto a tempera, con la parte centrale ampia il triplo dei due scomparti laterali. Considerato il capolavoro di Simone Martini, della scuola senese e della pittura gotica in generale, venne realizzato per un altare laterale del Duomo di Siena.
I Pittori senesi avevano gusto raffinato che arrivava da oltralpe perché Siena era sulla via Francigena.
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L’adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano

Gentile da Fabriano è il più famoso pittore italiano del gotico internazionale.
Quest’opera fu commissionata da Palla Strozzi, il mercante più ricco che scelse l’artista più importante legato alla tradizione. Gli commissiona l’adorazione dei Magi per celebrare i tessuti della Firenze del tempo.
Ci sono animali esotici per farsi vanto di essere ricco.
Questo dipinto è molto interessante perchè nella predella c’è il primo notturno della storia dell’arte.
Dettaglio realistico con insieme fiabesco.
L’opera è stata firmata sopra la predella: “OPVS GENTILIS DE FABRIANO“.
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Uffizi Firenze

Ci sono poi i geni del Rinascimento: Brunelleschi, Donatello e Masaccio 

Masaccio fu pioniere del rinascimento. Morì a 27 anni. E rappresenta l’anello di congiunzione tra Rinascimento e Medioevo.
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Opera di Fra Filippo Lippi che ritrae la sua compagna Lucrezia Buti.

Maestro di Botticelli.
E’ l’opera più celebre di Filippo Lippi, caratterizzata dalla straordinaria spontaneità della rappresentazione. La Madonna siede su un trono di cui si intravede solo il morbido cuscino ricamato e il bracciolo intagliato, intenta a contemplare il figlio verso il quale rivolge un gesto di preghiera. L’espressione è dolce e indulgente, ma quasi malinconica, come se la madre presagisse il doloroso destino del figlio.
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Battaglia di San Romano.

Opera di Paolo Uccello che dimostra che il Rinascimento non è uno ma sono tanti.
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Il ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca.

Il Doppio ritratto dei duchi di Urbino è un dittico, olio su tavola (47×33 cm ciascun pannello), con i ritratti dei coniugi Federico da Montefeltro e Battista Sforza, opera di Piero della Francesca databile al 1465-1472 circa. C’è la ricerca della verità, hanno le rughe.
Uffizi Firenze
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Primavera di Botticelli.

Si sa che quest’opera è di Botticelli, ma non si sa quando fu realizzata ne’ per chi.
Questo dipinto, conosciuto con il nome convenzionale di Primavera, la pittura mostra nove figure della mitologia classica che incedono su un prato fiorito, davanti a un bosco di aranci e alloro. In primo piano a destra, Zefiro abbraccia e feconda la ninfa Clori, raffigurata poco oltre nelle sembianze di Flora, dea della fioritura. Dominano il centro della composizione, leggermente arretrati, la dea dell’amore e della bellezza Venere, castamente vestita, e Cupido, raffigurato bendato mentre scocca il dardo d’amore.  A sinistra danzano in cerchio le tre Grazie, divinità minori benefiche prossime a Venere, e chiude la composizione Mercurio, il messaggero degli dei con indosso elmo e calzari alati, che sfiora col caduceo una nuvola. Pur rimanendo misterioso il complesso significato della composizione, l’opera celebra l’amore, la pace, la prosperità.
Venere di Botticelli Uffizi

La Venere di Botticelli 

La famosa opera di Botticelli che ritrae Simonetta Vespucci detta la bella Simonetta.
Nota come “Nascita di Venere”, la composizione datata 1485, raffigura più precisamente l’approdo sull’isola di Cipro della dea dell’amore e della bellezza, nata dalla spuma del mare e sospinta dai venti Zefiro e, forse, Aura. La dea è in piedi sopra la valva di una conchiglia, pura e perfetta come una perla. L’accoglie una giovane donna, identificata talvolta con una delle Grazie oppure con l’Ora della primavera, che le porge un manto cosparso di fiori; alla stagione primaverile rimandano anche le rose portate dai venti. Il tema del dipinto, che celebra Venere come simbolo di amore e bellezza, fu forse suggerito dal poeta Agnolo Poliziano.
Tribuna fatta fatta fare da Francesco I dei medici per conservare tutto. L’arreda con il tema dei 4 elementi: acqua terra fuoco e aria.
Botticelli prende ispirazione da statue di epoca classica per l’atteggiamento pudico di Venere, che copre la nudità con i lunghi capelli biondi, i cui riflessi di luce sono ottenuti tramite l’applicazione di oro; anche la coppia dei Venti che vola abbracciata è una citazione da un’opera antica, una gemma di età ellenistica posseduta da Lorenzo il Magnifico.
Venere di Botticelli Uffizi

Annunciazione di Leonardo 

Il braccio della Vergine era più lungo del normale perché doveva essere vista dal basso e dalla destra.
Benché si abbiano pochissime informazioni certe riguardo alle origini di quest’opera, si ipotizza che si tratti di una delle primissime committenze, che Leonardo riuscì a guadagnarsi mentre era “a bottega” dal Verrocchio.
Uffizi Firenze
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Adorazione dei Magi di Leonardo

L’Adorazione dei Magi era tutta nera ma è stata restaurata. Leonardo la lascia incompleta nel 1481 quando parte per Milano.

Raffaello prima e dopo Firenze

I due dipinti ritraggono rispettivamente, Agnolo Doni (1474-1539), ricco mercante di stoffe ed esponente di spicco dell’alta borghesia fiorentina, e la moglie, l’aristocratica Maddalena Strozzi (1489-1540), sposata il 31 gennaio 1504. In base a quanto testimoniato da Giorgio Vasari (Le Vite, Edizione Giuntina 1568) le opere vennero commissionate a Raffaello dallo stesso Agnolo.

Da notare la differenza con gli altri due ritratti datti da Raffaello prima del suo arrivo a Firenze.

Uffizi Firenze
Uffizi Firenze

Tondo della famiglia Doni di Michelangelo.

Il Tondo Doni è un dipinto a tempera grassa su tavola (diametro 120 cm) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1503-1504 circa e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Conservato nella cornice originale, probabilmente disegnata dallo stesso Michelangelo, è l’unica opera su supporto mobile, certa e compiuta, dell’artista. Di fondamentale importanza nella storia dell’arte poiché pone le basi per il Manierismo, il dipinto è sicuramente tra le opere più emblematiche ed importanti del Cinquecento italiano.

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Madonna del Cardellino di Raffaello.

La Madonna del Cardellino è un dipinto a olio su tavola (107×77 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1506 circa. Il cardellino ha il becco rosso perché si era punto con le spine di Cristo.
Il dipinto, secondo quanto testimonia Vasari, fu realizzato a Firenze per Lorenzo Nasi, ricco commerciante di panni di lana, in occasione del suo matrimonio con Sandra Canigiani, donna appartenente all’alta borghesia di Firenze.
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La venere di Urbino di Tiziano

Il dipinto fu commissionato dal rampollo del Ducato di Urbino Guidobaldo II Della Rovere, che nel marzo 1538 sollecitava con insistenza il suo agente a Venezia per l’acquisto di una “donna nuda” di Tiziano e al tempo stesso chiedeva più volte il denaro necessario alla madre, Eleonora Gonzaga. Quest’ultima, da parte sua, non doveva vedere di buon occhio il capriccio del figlio e non sborsò neanche un ducato, così il dipinto restò nella bottega del pittore e Guidobaldo, preoccupato che fosse venduto ad altri, assicurò che avrebbe pagato anche a costo di impegnare qualcosa di suo. Qualche mese dopo l’opera riuscì finalmente a prendere la strada per Urbino. La Venere conquistò una larga fama, che fruttò a Tiziano e ad altri artisti veneziani numerose richieste di repliche e varianti.

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Il sacrificio di Isacco di Caravaggio

Il sacrificio di Isacco è il nome di due dipinti del Caravaggio, uno dei quali conservato agli Uffizi. Secondo il biografo Giovanni Bellori, il dipinto venne commissionato dal cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII.

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Scudo con testa di Medusa di Caravaggio

Non sappiamo perché il cardinale del Monte chiese a Caravaggio di rappresentare proprio Medusa. Se si trattasse di un caso (Caravaggio ne aveva già dipinta una) oppure se l’avesse scelta per il suo valore simbolico. Comunque, era un tema non nuovo negli scudi da parata dell’epoca.

Esistono due versioni di testa di Medusa di Caravaggio, ed una di queste è esposta in una teca negli Uffizi.

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Il Bacco di Caravaggio

Altro dipinto di Caravaggio esposto agli Uffizi è quello di Bacco. Fu commissionato dal cardinal Francesco Maria Bourbon del Monte, ambasciatore mediceo a Roma e committente e protettore del Caravaggio, per regalarlo a Ferdinando I de’ Medici in occasione della celebrazione delle nozze del figlio Cosimo II, per rinsaldare l’amicizia con Ferdinando che aveva avuto così tanta importanza per favorire la carriera del Del Monte. Il dipinto, in questo senso sarebbe concepito, secondo Maurizio Marini, come emblema oraziano dell’amicizia.

Notate il dettaglio del bicchiere, dove sembra ci sia dipinto il ritratto del Caravaggio all’interno.

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E allora, vi è venuta voglia di visitare gli Uffizi?

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