Distillerie Berta

Ci sono venerdi in cui basta fare poche ore di auto per lasciarsi alle spalle la grigia Milano ed immergersi nelle lande Piemontesi, tra colline verdeggianti, borghi antichi e casali ricchi di storia e tradizioni, che hanno bisogno solo di essere raccontate.

Ed è così che due venerdi fa, sono stata a Mombaruzzo, in Piemonte, nella settecentesca Villa Prato di proprietà dei fondatori della famiglia Berta, gli storici fondatori delle Distillerie Berta.

Distillerie Berta

Villa Prato

La villa si trova a mezz’ora di auto da Asti e 40 minuti da Alba, nelle terre del Barolo e della Bonarda e della buona cucina piemontese, fra gli affascinanti paesaggi delle Langhe, Roero e Monferrato, divenuti Patrimonio dell’Unesco.

Una villa riaperta al pubblico nel luglio 2016 ma con una lunga storia alle spalle, dove ti senti coccolata come a casa tra profumo di pourpourine in ogni stanza, la meravigliosa SPA e la grappa delle Distillerie Berta che non manca mai…

Distillerie Berta

Originariamente era di proprietà della famiglia Prato di Mombaruzzo, inizialmente casa privata diventata successivamente casa vacanze e trasformata successivamente dalla famiglia Berta in un esclusivo relais,  dedicato a coloro che desiderano rigenerare mente e corpo tra il silenzio delle colline e il profumo delle varietà di piante aromatiche e officinali.

Distillerie Berta

Un piccolo angolo di paradiso per coppie che hanno voglia di coccole e relax, per una settimana, un week end o anche una sola giornata, dato che  il centro benessere ed ristorante sono aperti a tutti e non solo agli ospiti della struttura.

Nella struttura ci sono sei meravigliose suite, che sembrano più dei veri e propri appartamenti, dotate di ogni confort ed elegantemente arredate da Simonetta Berta, mamma di Annacarla e moglie di Gianfranco. 800 metri quadri di relais de charme immersi nel verde, che racchiudono un concentrato di benessere che conquista ogni visitatore, offrendo viste mozzafiato sullo scenario naturalistico di Langhe, Roero e Monferrato.

Per non parlare poi del centro benessere, davvero inaspettato.

Il centro benessere e la grappoterapia

Una SPA su due piani collegati tra loro con ascensore interno dove è possibile rilassarsi tra piscine riscaldate con idromassaggio, piscina termale con i sali del mar morto, sauna, bagno turco, fontana del ghiaccio, percorso Kneipp, palestra e cromoterapia e olfattoterapia che ti fanno senitre proprio rigenerata. Ma la vera grande novità ed esclusiva della struttura sono i trattamenti alla grappaterapia.

Quando me ne hanno parlato ero davvero curiosa di scoprire di cosa si trattasse.

Un trattamento di bellezza che nasce dal cuore della distillazione, a base di estratti di uva, ricchi delle proprietà antiossidanti dei polifenoli e dei flavonoidi contenuti nelle vinacce, che aiutano a contrastare l’invecchiamento cellulare, a purificare la pelle, tonificare la microcircolazione periferica, ad idratare e donare nutrizione proteica, lipidica, vitaminica e minerale.

Io mi sono rilassata, dopo aver fatto tutto il percorso benessere nella SPA, con un bel massaggio scrub su tutto il corpo alla grappoterapia che mi ha lasciato la pelle liscia, morbida e profumata e mi sono sentita davvero rigenerata.

Ne avevo proprio bisogno per questo per me è un periodo molto stressante e di super lavoro.

Il ristorante con cucina piemontese

A completare l’offerta del Relais c’è il ristorante, dove la cucina piemontese esprime tutto il proprio gusto accanto a piatti che fondono il territorio a nuove tecniche di cottura o ingredienti di altre regioni.

Ho mangiato una buonissima battuta di fassona al coltello con tartufo bianco, tagliatelle ai fughi porcini ed il classico brasato piemontese, il tutto accompagnato da una buona Bonarda.

Abbiamo concluso con un buonissimo gelato alla crema con tartufo bianco: un abbinamento perfetto!

Le Distillerie Berta

Nel pomeriggio ci siamo spostati nelle Distillerie dove ho potuto assistere al processo di lavorazione della grappa e sono rimasta piacevolmente sorpresa bello scoprire che le grappe Riserva Berta invecchiano per 20 anni in botti di legno di rovere al suono di musica classica e con la cromoterapia per non far perdere il senso del passaggio del tempo alla grappa. Mentre i colori davanti a me si alternavano, nell’aria c’era un buonissimo profumo di grappa evaporata dalle botti, che si è soliti chiamare spirito degli angeli!

Hanno ideato un processo di produzione della grappa innovativo: una distillazione discontinua, garanzia di qualità.
Annacarla Berta, che ci ha accompagnati alla scoperta del mondo della grappa, ci ha raccontato che l’idea è stata del nonno, che aveva studiato enologia ed iniziò a produrre grappa nel ‘47.
Fu il primo a far invecchiare la grappa in botti di legno.

Il risultato è un prodotto che oggi è apprezzato e commercializzato in settanta Paesi del mondo. Nata dall’idea di creare qualcosa di nuovo nel secondo dopoguerra, e dato lo spirito pionieristico che caratterizza la famiglia Berta da quattro generazioni, oggi la grappa invecchiata dell’azienda continua a farsi conoscere senza seguire le mode del momento.

Distillerie Berta

Inizialmente la grappa era considerata un prodotto povero del contadino per riscaldarsi.
Ora, la grappa delle Distillerie Berta, può essere considerata al pari di un Whisky o Cognac, pur mantenendo le proprie radici tutte italiane ed elevarsi nella qualità di aromi e profumi.

Una storia che si rinnova  nella proprietà di 16 ettari a Casalotto di Mombaruzzo (Asti), che ospita la sede centrale, dove si trova la distilleria e le cantine di affinamento, ma anche  un parco naturalistico dove crescono le essenze usate per gli amari e la pasticceria Carlo Moriondo, dove viene realizzato lo storico amaretto di Mombaruzzo, inventato proprio dal fondatore alla fine del 1700. Un incontro fra passato e presente che rappresenta il centro degli ideali aziendali: puntare a un distillato sempre nuovo, senza paura di osare, e ricordando le proprie origini.

Una volta selezionate accuratamente le vinacce e terminata la fermentazione, ha inizio un processo tutto artigianale che viene seguito con meticolosa cura dal mastro distillatore.

Distillerie Berta

Terminata la vendemmia, comincia così la fase cruciale della lavorazione, un periodo in cui il piazzale dello stabilimento si riempie dei fusti contenenti la vinaccia. Quest’ultima viene controllata e passata se necessario nel deraspatore. Si parte quindi con il primo passaggio in alambicco a corrente di vapore. La materia prima viene attraversata dal vapore acqueo che ne preleva l’alcool e le caratteristiche aromatiche: diventa così vapore alcolico che per condensazione si trasformerà in “flemma”, un liquido incolore con bassa gradazione alcoolica.

Dopodiché si prosegue con la distillazione nell’alambicco discontinuo. La flemma viene portata a ebollizione, il vapore alcolico così ottenuto sarà inviato nella colonna di rettifica che lo libererà dai vapori idroalcolici meno concentrati permettendogli di salire di gradazione. Il vapore alcolico più concentrato raggiungerà prima la sommità della colonna e poi un refrigeratore per passare, una volta condensato, in una bacinella di controllo grado: un lento gocciolio che racchiude tutta la dedizione e la pazienza dell’artigiano. Grazie alla maestria dei distillatori e ai sistemi di controllo all’avanguardia, viene selezionato il cuore, quella parte di prodotto che per caratteristiche di qualità, aroma e morbidezza, si distingue dalla testa e dalla coda, rispettivamente parte iniziale e parte finale del processo di distillazione. Al termine, la grappa viene assaggiata e si deciderà se è più idonea a rimanere grappa giovane oppure a divenire grappa invecchiata in legno.

La grappa giovane inizia questo processo nelle botti grandi da 13mila litri, dove resta per un anno, come previsto dalle normative in materia. Dopodiché, a seconda della tipologia, viene lasciata a riposare in barrique, tonneaux o botti piccole. Disposte in lunghe file o accatastate l’una sopra l’altra a piramide.

Uno dei tratti distintivi delle grappe Berta fin dal giorno della sua fondazione, è la bottiglia. Ogni forma, con il rispettivo tappo, è infatti brevettata e consente al consumatore di riconoscere già a livello visivo ciascuna etichetta. Anche questa è una tradizione di famiglia: la prima forma distintiva fu quella della beuta (il contenitore graduato usato nei laboratori di chimica) in cui venivano imbottigliate le grappe nei primi anni ‘70, ispirata alla professione di farmacista svolta da Giovanni Berta agli inizi del ‘900.

Il museo e la fondazione SoloPerGian

Vi è poi un piccolo museo di famiglia, dove sono racchiusi tutti i punti salienti della storia della Famiglia Berta.

Il museo, ideato da Annacarla Berta, in cui sono raccolti gli strumenti per la produzione della grappa e per il lavoro nei campi, dal 1800 ai primi del 1900. Tra questi, anche una parte dell’impianto originale del 1947. Un percorso lungo il quale si vede in maniera chiara l’excursus dalla grappa “grezza” delle origini al distillato di oggi, parallelamente all’evoluzione della vita nei campi e nelle botteghe artigiane. Alambicchi, bolle di concentrazione, distillatori e la collezione di bottiglie Berta dal primo modello a oggi, raccontano la storia della distilleria e del contesto in cui si è sviluppata.

Vi è poi l’area dedicata alla grappa SoloperGian, dedicata al padre di Annacarla, scomparso prematuramente. SoloPerGian è anche il nome dell’associazione no profit, nata nel 2015 a pochi mesi dalla prematura scomparsa di Gianfranco Berta, che ha come obiettivo primario la tutela dei mestieri tradizionali e l’aiuto concreto ai giovani che vogliono maturare una professionalità in questo campo. Tra le finalità della Fondazione vi sono, infatti, l’educazione al lavoro e alla salvaguardia del patrimonio, la collaborazione attiva con il territorio e l’organizzazione e promozione di corsi di formazione. Un cammino all’insegna della solidarietà, per rendere altre persone parte di quest’azienda che vuole essere molto più di un’impresa, ovvero una famiglia allargata.

L’amaretto di Mombaruzzo

Berta non è solamente grappa. All’interno della proprietà dell’azienda, si trova infatti la pasticceria dove viene realizzato un altro prodotto tipico di questo territorio, noto sin dal Settecento: l’amaretto morbido di Mombaruzzo. A base di mandorle, armelline, albume d’uovo e zucchero, nel laboratorio ne vengono realizzate diverse versioni con frutta candita, polvere di caffè, nocciola o l’immancabile grappa. È una delle pochissime aziende che tutt’oggi producono questo dolce particolare, nato dalla ricetta di Francesco Moriondo. Un biscotto con origini e ingredienti semplici che è però parte integrante delle tradizioni locali. Da sempre nelle case di questa zona, l’amaretto morbido viene offerto agli ospiti insieme al caffè oppure a un bicchierino di grappa. Un dolce piccolo ma onnipresente nella vita di tutti i giorni: dalle generazioni di una volta a quelle più giovani, tutti gli abitanti della zona conservano vivo il ricordo delle vacanze estive passate a “fasciare” gli amaretti, ovvero a confezionarli nella caratteristica carta crespa, come lavoro stagionale per guadagnare la paghetta. Nel centro di Mombaruzzo, tutta la gamma delle grappe Berta e gli amaretti si possono trovare nello showroom della pasticceria-enoteca Moriondo Carlo.

Se vi ho incuriosito, ci sono dei pacchetti molto interessanti per un piacevole week end a Villa Prato:

Pacchetto di 1 notte per due persone a € 350,00 con prima colazione e accesso alla SPA.
Pacchetto enogastronomico  di 2 giorni con 2 cene a €399,00 a persona
Pacchetto wellness con 1 pernottamento e 1 trattamento per persona a €299,00 a testa.
*Articolo scritto in collaborazione con Villa Prato
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