Safari in Tanzania: quali parchi visitare

Ci sono dei viaggi che più di altri ti lasciano qualcosa dentro. Che ti entrano come un vortice, ti stravolgono e poi stentano ad uscire da te. Un pò come gli amori, quelli forti, potenti, che ti stravolgono la vita. E l’esperienza del Safari in Tanzania è stata proprio così, come un amore travolgente che prima vedi ed hai quasi un colpo di fulmine e prenoti d’impulso, poi man mano che ti prepari per il viaggio subentra la paura. Paura di ciò che ti aspetta, del nuovo, dell’insolito. Paura che superi appena sei lì ed inizi ad assaggiare quanto di bello può trasmetterti questo viaggio fino a travolgerti come un fiume in piena.

Safari Tanzania

Avevo voglia di un viaggio nuovo, diverso dai soliti, un qualcosa che andasse al di fuori dei miei schemi.

Mi ha sempre affascinata l’idea di fare un safari, e ne ho avuto un piccolo assaggio a novembre in Senegal nella Riserva di Bandia, anche se tutti mi hanno detto che non era un vero safari (ed ora posso dire che avevano ragione).

L’idea di un viaggio in Tanzania è piovuta quasi per caso, un pò come se la destinazione mi chiamasse.

Come mio solito, ho prenotato meno di una settimana prima della partenza e, man mano che organizzavo la valigia, l’entusiasmo iniziale lasciava il posto ad un pò di paura e preoccupazione. Paura perchè non avevo il tempo di fare nessun vaccino e nessuna profilassi e, per quanto io sia abbastanza incosciente e spericolata nelle mie avventure in giro per il mondo, ci tengo molto alla mia salute e non avevo alcuna intenzione di beccarmi malaria, tifo o febbre gialla. Ma per qualsiasi cosa era troppo tardi. Ed allora mi sono fatta una scorta di jungle forte, l’insetto repellente per le zanzare tropicali da spruzzare mattina e sera su tutto il corpo e su tutti i vestiti, anche se poi in realtà, una volta giunta sul posto, ho scoperto che non ce n’era bisogno. Ero alle falde del Kilimangiaro e l’escursione termica la sera era così forte che si arrivava anche a 7 gradi e, ovviamente, le zanzare morivano!

In questo viaggio avevo deciso di uscire fuori dalla mia zona di comfort e di superare i miei limiti alla ricerca di quella parte di me stessa che nel trasferimento a Milano si era un pò persa. Pochi bagagli, niente abiti fashion nè comodità 5 stelle, ma solo spirito di avventura, una tenda nella savana, un sacco a pelo, una gavetta per il pranzo e… l’obiettivo 18-150mm della mia Canon M10! 

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Il viaggio per il Kilimangiaro e il pernottamento a Arusha

Sono partita da Milano Malpensa il giorno di Ferragosto con la Ethiopian Airlines con scalo ad Addis Abeba per poi atterrare all’areoporto di Arusha / Kilimangiaro.

Già dal volo, vedere l’immensità del Kilimangiaro è stato meraviglioso!

Come mio solito, sono partita da sola ed ho conosciuto i miei compagni di viaggio in aeroporto.

Kilimangiaro

La prima notte abbiamo pernottato ad Arusha al Tourist Inn hotel, fatto un giro per il centro di Arusha e cenato in un localino di street food tipico.

Arusha, che dovrebbe essere una delle città più grandi della Tanzania, l’ho trovata molto simile a Dakar. Case basse di pietra, semi-capanne, caos, confusione e sporcizia.

E’ una città grande e disordinata, con tutte le contraddizioni tipiche dell’Africa.

Da un lato, offre un piacevole diversivo dai rigori della vita sulle strade africane: ha alberghi decenti e ristoranti ed è principalmente una località verde e ricca di vegetazione, che gode di un clima temperato per tutto l’anno grazie all’altitudine (circa 1300 m) e alla posizione ai piedi del Mount Meru. È anche il punto di partenza per numerosi safari interessanti o tour culturali memorabili.
Ma Arusha ha anche un’altra faccia. In quanto capitale dei safari della Tanzania settentrionale, la città è piena di procacciatoridi clienti che offrono safari, souvenir e ogni tipo di affare, alcuni convenienti e molti altri decisamente no. I punti nevralgici di questo tipo di attività sono le stazioni degli autobus
e la zona lungo Boma Rd. L’insistenza di queste persone potrebbe risultare esasperante, specialmente se vi trovate in Africa per la prima volta.

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Pensate, che la sera in cui siamo andati a cena a piedi (pazzi!, perchè tutti sconsigliano di camminare a piedi per Arusha dopo il tramonto), siamo stati praticamente scortati da una stuola di venditori di souvenir che, non contenti, la mattina seguente si sono fatti trovare fuori l’hotel e non sono andati via fino a quando non abbiamo comprato qualcosa! Davvero esasperante!

Il consiglio è di muovervi solo in taxi da un punto all’altro della città e di rivolgervi a un tour operator per l’organizzazione dei safari.

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Tarangire National Park

La mattina seguente abbiamo preso i bagagli, caricati sulle jeep ed iniziato la nostra avventura dei safari in Tanzania.

Prima destinazione il Tarangire National Park. 

Il Tarangire vanta la concentrazione di fauna selvatica più elevata (dopo quella del Serengeti) di tutti i parchi nazionali della Tanzania e la più alta concentrazione al mondo di elefanti. L’ecosistema del Tarangire, al cui centro si trova il parco, è popolato stanzialmente da oltre 700 leoni, e pertanto gli avvistamenti sono comuni. Meno visibili, ma nondimeno presenti, sono invece i leopardi e i ghepardi che cacciano i numerosi branchi di zebre, gnu, giraffe, bufali e altri erbivori.

Tarangire National park Tarangire National park

Noi qui abbiamo avvistato tanti elefanti, anche vicinissimi a noi, zembre, gnu, gazzelle, giraffe, struzzi.

Nessun animale feroce, ahimè, ma era solo il primo giorno di un’intensa settimana si safari e mi sono accontentata del paesaggio mozzafiato, persa tra i bellissimi e maestosi alberi di baobab, dal colore caldo della terra rossa e la pace e tranquillità della savana.

Tarangire National park

Del resto, il Tarangire è considerato un parco minore, e l’abbiamo fatto proprio come primo per avere un crescendo di emozioni. Tuttavia, questo è un posto in cui la fauna è soltanto una parte dello spettacolo. Gli enormi baobab che dominano i 2850 kmq del parco sono un’altra ottima ragione per venire qui, così come i numerosi termitai, le verdi pianure della savana e le vaste zone umide.
Il parco è diviso in due parti dal Tarangire River, che, con il suo corso tortuoso e (in alcuni punti) le sponde ripide, richiama nella stagione secca numerosi animali.

Tarangire National park

Ciò che non mi è piaciuto del Tarangire è stato che il percorso era quasi obbligato e tutte le jeep erano in fila, come se fossimo in uno zoo safari. La sensazione non è stata proprio bellissima. Se avete pochi giorni, vi consiglio di dedicarvi agli altri parchi.

Tarangire National park Tarangire National park

Quella sera abbiamo dormito in bungalow nella savana, nel campeggio Malaika e mi sono sentita un pò Indiana Jones. Durante la notte, nella pace e silenzio della savana, si sentivano i ruggiti degli animali e tutto sembrava così insolito.

Con noi avevamo un cuoco locale, Dividì, che ci ha seguito durante tutto il viaggio, ci preparava la lunch box per il pranzo in escursione e la sera ci cucinava zuppe locali, riso e pollo.

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Cratere di Ngorongoro

Il giorno seguente ci siamo diretti al cratere del Ngorongoro, uno dei luoghi più affascinanti che abbia mai visto.

Lungo la salita c’era tanta nebbia, ed eravamo avvolti dalla terra rossa ai nostri piedi e da grandi alberi tutti intorno a noi. Una volta arrivati in cima, lo spettacolo è stato mozzafiato: un cratere spento ricco di vegetazione con un lago al suo interno che regala un paesaggio davvero unico!

Ma per quanto la vista dalla parte superiore del cratere sia assolutamente straordinaria, la vera magia si vive quando si scende più in basso, spostandosi in automobile circondati da una concentrazione di animali selvatici senza uguali, tra cui la più alta densità di leoni e altri predatori di tutta l’Africa. Questa meraviglia naturale, conosciuta in tutto il mondo, è una delle principali attrattive dell’Africa ed è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Ed è proprio qui, in questo luogo meraviglioso dove già solo la vegetazione mi faceva brillare gli occhi che abbiamo avuto la fortuna di vedere per la prima i leoni, anche se a distanza. L’emozione è stata fortissima, non avrei mai pensato di iniziare il mio safari con avvistamento di leoni, ed invece c’è stato ed è stato molto emozionante. Ho avuto modo di vedere come si camuffano tra la vegetazione della savana, diventando quasi un tutt’uno con l’erba per poi uscire a sorpresa ad attaccare le prede. Ogni leone è sempre circondato da un harem di leonesse, bellissime eleganti e dal passo felpato.

Poi abbiamo visto ippopotami, coccodrilli, zebre, giraffe…. vedere gli animali nel loro habitat naturale è davvero sorprendente, ed ancora di più è stato vedere come erano proprio a loro agio con le jeep, quasi ignorandole, come se fossero abituati alla loro presenza.

La seconda giornata di safari è stata ricca di emozioni. Sarei rimasta ancora a lungo allo Ngorongoro, ed anzi, vi consiglio di fermarvi più gironi perchè ne vale la pena.

Noi invece da lì ci siamo diretti a tutta velocità al Serengeti.

In tutta velocità perchè avevamo oltre due ore di cammino da fare ed il tramonto si avvicinava e, per quanto il tramonto nella Savana è meraviglioso, al calar del sole più essere molto pericoloso, perchè è proprio allora che gli animali escono a cacciare.

Ed infatti sulla nostra strada abbiamo visto tante iene in cerca della propria preda, giraffe, gazzelle ed elefanti e…un tramonto che difficilmente riuscirò a dimenticare!

Serengeti National Park

Siamo arrivati al Serengeti intorno alle 19.00 ed era ormai buio. Ci siamo fermati in un campeggio piuttosto spartano nel be mezzo della Savana, non recintato, ed abbiamo iniziato a montare le nostre tende.

Avevo già fatto campeggio in passato, ma sempre in roulotte e con tutte le comodità. Mai in tenda, ed ammetto che non avevo mai dormito prima in un sacco a pelo. per non parlare poi dei servizi sanitari. C’era un corpo bagni con due docce dove l’acqua usciva come un filino ed era riscaldata da pannelli solari, e poi, dei quattro bagni ne funzionava solo uno. L’acqua usciva marrone e per lavarci i denti usavamo le bottigliette di acqua minerale. Sono stata quasi una settimana senza lavare i capelli, pieni di sabbia e vento ma… L’esperienza di dormire in tenda nel bel mezzo della Savana devo ammettere che è stata molto adrenalinica! La notte dovevamo restare chiusi nelle tende perchè intorno a noi si aggiravano le iene. Le ho sentite mentre giocherellavano con la busta lasciata fuori la tenda, mentre graffiavano sulla tenda e non vi nego che un brivido di paura mi ha attraversato un pò, ma poi mi sono girata ed ho cercato di dormire. In fondo, non poteva entrare!

Ho dormito due notti nel campeggio in mezzo alla savana, e la seconda notte abbiamo anche avvistato un elefante a pochi metri da noi. Abbiamo fatto un falò per riscaldarci e chiacchierare e…non chiedeteci come, ma siamo riusciti a procurarci anche le birre nel bel mezzo della savana! 

Vabbè, abbiamo avuto un complice. La guida di un altro tour è andata non so dove a comprarle apposta per noi e brindare tutti insieme intorno al fuoco!

E’ stata un’esperienza bellissima ed indimenticabile, ma ancora più bello ed indimenticabile è stato tutto ciò che abbiamo visto al Serengeti National Park.

Chi ha fatto altri safari anche in Kenya e Namibia, ha detto che è stato il più bello in assoluto. Per me è stato il mio primo vero safari e sono rimasta contentissima!

Il safari viene definito “game drive”, you can win or you can loose. Puoi essere fortunato e vedere scene divertenti caccia bellissime o essere sfigato e girare per ore a vuoto senza vedere nessun animale. Devo ammettere che noi siamo stati abbastanza fortunati.

Sveglia all’alba tutte le mattine, il disagio di non avere sempre l’acqua calda, la paura di sentire le iene graffiare sulla tenda in mezzo in piena notte, avere i capelli pieni di polvere e non poter fare uno shampo ma…. quante emozioni mi ha regalando questo viaggio in Tanzania? Tante, tantissime! Non mi aspettavo di vedere tutti e 5 i big five (elefante; leone; leopardo; rinoceronte; bufalo), ma ce l’ho fatta. Addirittura il leone e le leonesse ci sono passati accanto, attraversando la strada in mezzo alle jeep con molta nonchalance. Ci siamo trovati faccia  faccia ed è stato…da vero wow!

La gioia poi di aver avvistato il gatto selvatico, che dicono sia difficilissimo da vedere eppure me lo sono ritrovato davanti alla jeep ad un palmo da me! 😍

Abbiamo poi avvistato un ghepardo, l’abbiamo visto mentre si cibava della sua preda, poi ha lasciato la carcassa e si sono fiondati gli avvoltoi. Ha provato ad inseguirne uno in uno scatto felino impressionante. L’abbiamo seguito fino s quando non si è appostato sotto un albero a forma di cuore in attesa dell’arrivo di una gazzella… che in realtà non era troppo distante, ma era ferma immobile per non farsi sentire! Che spettacolo che sono gli animali nel loro habitat! 😍

Ma una delle scene più belle a cui ho assistito nella savana è stata la danza delle giraffe. Due giraffe maschio che si intrecciavano in una danza bellissima per contendersi la giraffa donna poco più avanti. Il perdente è poi andato a mangiare mentre il vincitore è andato da lei regalandoci una scena romanticissima! 

Tanzania Tanzania

Non so spiegarvi l’emozione che ho provato nel vedere tutto ciò. Bisogna viverlo per capirlo e forse, poi, capirete anche il motivo del Mal D’Africa!

Un viaggio assolutamente da fare almeno una volta nella vita!

 

Lake Manyara

L’ultimo giorno di Safai, nel tornare verso Arusha, siamo stati al Lake Manyara che, dopo il Serengeti, ammetto essere stato un pò una delusione.

Bellissima la vegetazione circostante, ma, nessun leone sugli alberi nè predatori.

Il parco confina a ovest con la scenografica scarpata occidentale della Rift Valley e a est con le acque alcaline del Lake Manyara. Quest’ultimo copre un terzo della superficie totale del parco, ma durante la stagione secca si riduce considerevolmente. Durante la stagione delle piogge, invece, il lago ospita una grande varietà di specie avifaunistiche, nonché milioni di fenicotteri (che però si riescono ad avvistare meglio fuori dal parco, sulla sponda orientale del lago), che però non siamo riusciti a vedere. Un tempo era possibile vedere i leoni sugli alberi, ma ora a causa del villaggio troppo vicino si sono spostati allo Ngorongoro.

I safari più belli per me sono stati Il Serengeti e Ngorongoro!

Nei pressi del Lake Manyara, abbiamo pernottato in un Lodge nel villaggio Mto wa Mbu, punto di accesso al Lake Manyara, alimentato dal ʻfiume delle zanzare’. Negli anni, questo posto molto vario – secondo alcune stime, tutti i rappresentanti dei 120 gruppi tribali della Tanzania si trovano qui – si è trasformato in una sorta di centro per viaggiatori con numerosi lodge, campeggi, piccoli locali dove consumare i pasti, stazioni di rifornimento, cambiavalute, bancarelle di souvenir e qualsiasi altra cosa che possa tentare un veicolo di passaggio a fermarsi. 

Abbiamo avuto modo di visitare il villaggio, una scuola locale, i bananeti, le risaie e provare la birra di banana.

L’esperienza è stata molto toccante, soprattutto entrare in contatto con i bambini locali. Mi si è stretto il cuore nel vedere le bambine affascinate dai miei lunghi capelli ricci perché loro li portano corti corti per evitare i pidocchi. Si avvicinavano, me li toccavano e poi si guardavano tra loro affascinate. A me però mi si è stretto il cuore pensando a quanto sono fortunata ad avere questi ricci che ho sempre odiato stirandoli con la piastra. Una bambina mi ha chiesto anche di farci una foto insieme, e poi si sono avvicinati tutti i fratellini. Ho regalato loro biscotti e per un pomeriggio li ho resi dei bambini felicissimi!
Molti bambini chiedono soldi, ma la guida ci ha detto di non farli perché altrimenti li incentiviamo al guadagno facile. Già solo andando in vacanza lì, diamo loro un grande aiuto! 

Se si decide di partire per un viaggio in Africa bisogna essere psicologicamente predisposti altrimenti si rischia di fare tanti pianti!

 

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