Alla scoperta di Guardia Piemontese in Calabria

La Calabria è fatta di tanti piccoli borghi nascosti pieni di storia e tradizioni, che aspettano solo di essere scoperti.

Se avete deciso di trascorrere un week end o una settimana di relax e cure termali in Calabria alle Terme Luigiane, non potete non andare a fare un’escursione al piccolo borgo ricco di storia di Guardia Piemontese, che ha origine  nel XIII secolo con i primi sbarchi, nei porti di Paola e Cetraro, di profughi di religione valdese provenienti dalle valli del Piemonte. Costretti a fuggire dalle loro terre d’origine per l’intolleranza cattolica sempre più incalzante e violenta, i valdesi di lingua occitana giunsero in Calabria durante più flussi migratori. Parte di essi si stabilirono nel terre di Guardia, a circa 500 m d’altezza sul livello del mare, di proprietà  del marchese Spinelli di Fuscaldo, perché le bonificassero e vi stabilissero le loro dimore, altri, spostandosi lungo i sentieri che dal mare portavano verso l’interno, si amalgamarono alle popolazioni locali di Montalto Uffugo, Vaccarizzo, San Vincenzo La Costa, San Sisto. 

Guardia Piemontese

Favoriti dalla loro parlata occitana, che li isolava e proteggeva, gli ultramontani, provenienti cioè dal di là dei monti, continuarono a professare la loro fede valdese, ma con estrema prudenza per non provocare la reazione dei cattolici locali. Essi continuarono a tenere contatti con le loro valli d’origine tramite i “barba” (parola che significa “zio”, ancora oggi in uso presso la popolazione locale), predicatori itineranti che,  spacciandosi per artigiani e mercanti, con la Bibbia nascosta sotto le vesti,  continuavano a diffondere il loro credo religioso. L’intolleranza non si era, però sopita. Nonostante la discrezione e la prudenza di queste genti, dopo circa trecento anni di permanenza nelle terre di Calabria, nel giugno del 1561 si concluse la loro storia con un  terribile massacro.

 

Quando si visita l’antico borgo si  respirano ancora le atmosfere del tempoLe viuzze strette e silenziose, le case, addossate le une alle altre, sembrano essere state costruite per proteggersi, per comunicare facilmente gli uni con gli altri, per far fronte comune contro qualsiasi pericolo esterno. La porta del sangue che ricorda l’antico eccidio, testimonia la barbarie e la vanificazione di quegli antichi esodi e il laborioso lavoro speso da quelle genti nelle terre di Calabria. I superstiti però non si son mai dispersi. La loro coesione di gruppo, l’orgoglio di appartenenza, l’abito antico  e la parlata occitana, che hannosuperato i secoli per giungere imperterriti fino ai nostri giorni, ne sono la prova più tangibile.

Cosa c’è da visitare?  

Il “Centro Culturale G.L. Pascale, nello splendido palazzo posto all’ingresso del paese, ospita il museo di storia valdese e dell’antico abito guardiaolo, fiore all’occhiello nella importante produzione culturale guardiola, il laboratorio di tessitura e di cucito dell’ abito stesso, una foresteria; le viuzze articolate tra scalette e ballatoi, distinte dalla toponomastica in italiano edoccitano; i suggestivi affacci sul mare dove, dai suoi 515 metri d’altezza, si possono ammirare il groppo delle Eolie e Capo Palinuro e quello sulla stazione termale e sulle rigogliose montagne (riserva Biogenetica), che fanno da corollario.

Guardia Piemontese

Brevi cenni sull’abito:

L’abito guardiolo è probabilmente un’evoluzione dell’abito con cui le donne piemontesi giunsero in terra di Calabria, avvenuta per l’interazione fra quel popolo e quelli presenti sul posto dediti al commercio di   filati pregiati, in particolar modo seta e oro. La sua bellezza si esprime soprattutto in quello da sposa, caratterizzato da tessuti e pizzi preziosi, arricchito di trame e nastri oro, generoso nelle simbologie legate ai colori e agli accessori utilizzati. Giunge fino a tempi recenti (1991) l’abito giornaliero, dai colori più sobri e seriosi ma del tutto identico all’abito da sposa nel modello e nelle componenti. Un importante lavoro di recupero delle tecniche di taglio e cucito è stato condotto proprio grazie ai finanziamenti dell’otto x mille della tavola valdese e che ha visto la realizzazione di circa venti abiti sia giornalieri che da sposa.

Guardia Piemontese

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