Vi ho lasciato senza fiato attraverso il racconto della mia avventura di canyoning a Clauzetto, ma in realtà il canyoning è solo una delle attività sportive outdoor che è possibile fare in provincia di Pordenone, in Friuli Venezia Giulia.
La provincia, infatti, collocata ad egual distanza sia dal mare che dalla montagna, si presta molto bene per una vacanza attiva.

Lago di Barcis
A solo un’ora di macchina siete al mare per godervi la vacanza mentre ad un’altrettanta ora di macchina siete sulle Dolomiti Friulane, patrimonio nazionale Unesco, per potervi divertire con tutta una serie di attività outdoor ed attività sportive sia estive che invernali: dal canyoning al trekking, dalla canoa alla passeggiata a cavallo, fino le attività di mountain bike, parapendio (che però non sono riuscita a fare a causa delle condizioni atmosferiche), ma anche ad attività sportive invernali come sci, snowboard e ciaspole (che spero di riuscire a praticare questo inverno).
Un posto che gli amanti dello sport e del contatto con la natura non possono che apprezzare.

lago di Barcis

Sono tornata in Friuli a fine settembre per soli tre giorni, ma sono stati tre giorni intensissimi!
Ho pernottato nel Country Resorts Gelindo dei Magredi a Vivaro, un agriturismo collocato in uno dei posti più suggestivi del Friuli Venezia Giulia: i Magredi!

Gelindo Dei Magredi

I Magredi sono un’area in provincia di Pordenone, situata nel punto dell’alta pianura dove le acque dei torrenti Cellina e Meduna sprofondano nella falda acquifera. La singolarità di questo ambiente è causata principalmente dai sassi che, essendo permeabili, fanno scomparire l’acqua che poi riemerge nella zona delle risorgive. Oltre che dai sassi l’ambiente dei magredi è caratterizzato da vaste praterie composte per lo più da graminacee e piccoli arbusti come il rovo (robus), dal ranno spinello (rhamnus saxatilis) e la rosa canina creando un ambiente stepposo davvero suggestivo.

Magredi

In tale luogo vi sono grandi varietà di flora e fauna. Noi l’abbiamo attraversato in carrozza a cavallo per un tour davvero molto suggestivo dice per un istante sembrava quasi di esserci allontanati dall’Italia per trovarci nelle praterie americane.

Magredi Magredi Magredi Magredi Magredi

Oltre al giro in carrozza, ho fatto anche il mio “battesimo” a cavallo facendo una lezione di equitazione.
Il podere dei Gelindo è molto vasto e offre una considerevole varietà di proposte per soggiornarvi. Vi sembrerà di trovarvi nella classica “casa nella prateria” dei telefilm americani. Io ho pernottato nella latteria, una struttura a pochi metri dal complesso principale, caratterizzata da camere ampie e accoglienti e che rispecchiano il contesto campestre. Avevo un vero e proprio appartamentino tutto per me con soggiorno, cucina, disimpegno, bagno e camera da letto.

Magredi Magredi
Il personale è molto gentile ed ospitale e se si vuole gustare l’ottima tavola friulana, questo è il luogo adatto.
Durante il soggiorno è possibile visitare le serre e la fattoria, in cui vivono molti animali, in modo particolare molti cavalli. Viene offerta anche la possibilità di partecipare ad alcuni laboratori didattici.
È un luogo molto adatto sia a famiglie con i bambini, che si divertiranno a contatto con gli animali, sia per chi vuole concedersi una pausa a contatto con la natura e raggiungere un poco tempo le località montane limitrofe.

Gelindo dei Magredi Gelindo dei Magredi Gelindo dei Magredi

Infatti, di base a Vivaro, abbiamo raggiunto il primo giorno Clauzetto per la meravigliosa esperienza di canyoning, attraversando il torrente Cosa in discesa e salute da brivido, ma abbiamo anche raggiunto facilmente il lago di Barcis, nel bel mezzo delle Dolomiti Friulane.

canyoning

canyoning

Un luogo che mi ha lasciato a bocca aperta e che, se da un lato mi ha fatto tornare alla mente il lago di Bled in Slovenia, dall’altro trasmetteva una pace ed una tranquillità incredibile. Il riflesso delle montagne sul lago era un qualcosa di magico. Peccato non averlo visto al tramonto, dato che dicono che le Dolomiti diventano di colore rosso all’alba ed al tramonto per il fenomeno dell’Enrosadira.

lago di Barcis

Il fenomeno è causato principalmente dalla stessa costituzione chimica delle Dolomiti. Questo perché all’interno della montagna c’è il magnesio misto a calcare, che riesce ad evidenziare questo colore.
Tali montagne sono infatti formate principalmente dalla dolomia, una roccia sedimentaria carbonatia costituita preminentemente dalla dolomite, la quale è a sua volta un composto di magnesio e carbonato di calcio.

Dolomiti Friulane

Tale struttura chimica fa in modo che, quando l’aria è nitida, la luce del sole possa rifrangersi provocando il caratteristico colore rosato che contraddistingue tali cime alpine.
Le gradazioni di colore assunte dalle montagne non sono stabili, anzi.
Esse possono cambiare non soltanto nei diversi periodi dell’anno, ma anche semplicemente da un giorno all’altro. Ciò è dovuto principalmente alla posizione con cui i raggi del sole giungono sulle montagne, nonché alle specifiche condizioni dell’atmosfera e dell’aria.

Dolomiti Friulane

Il fenomeno dell’enrosadira può essere apprezzato su tutte le Dolomiti, ed in particolar modo sulle pareti rivolte ad est durante l’alba e su quelle rivolte ad ovest durante il tramonto.

Il nome Enrosadira deriva dalla leggenda di una fata, di nome Enrosadira, che non aveva poteri e che fingeva che il fenomeno fosse causato da lei!
Un’altra leggenda lega il fenomeno dell’Enrosadira al Re Laurino (in ladino Re Laurin), un re nano in possesso di un bellissimo giardino di rose sito sul Catinaccio.
Una delle più diffuse storie narra di come il principe del Latemar finì incuriosito dalla magnificenza del Rosengarten di Laurino e vi si avventurò, incontrandovi la figlia del Re; il principe rimase così folgorato dall’aspetto della giovane che la rapì, volendone fare la sua sposa. Il Re Laurino, disperato, lanciò quindi una maledizione sul suo giardino causa di una così terribile sventura: mai più nessuno avrebbe potuto ammirarne la bellezza. L’incantesimo però non toccò le ore del tramonto, periodo nel quale gli occhi degli uomini possono ancora godere dell’incantevole rosa delle Dolomiti.

Forra del Cellina

Dal lago di Barcis, nei pressi di Maniago, dopo esserci inebriati gli occhi del bellissimo spettacolo del lago, siamo partiti per una bellissima esperienza di trekking attraverso il Sentiero del Dint.
Il Sentiero del Dint ha inizio presso il Centro Visite della Riserva Naturale della Forra del Cellina, raggiungibile oltrepassando il terrapieno di Ponte Antoi che attraversa il lago di Barcis, dove è presente un piccolo parcheggio e un ristorante con cucina tipica, dove ci siamo poi fermati a rinfocillarci.

Forra del Cellina Forra del Cellina

La Riserva interessa la parte più significativa della grande incisione valliva scavata dal torrente Cellina nei calcari di età cretacica. L’aspetto morfologio è quello tipico di un grande canyon, il maggiore della regione ed uno dei più spettacolari in Italia, con pareti verticali e imponenti fenomeni di erosione fluviale.

Forra del Cellina Forra del Cellina
Attraversato un tunnel iniziale, ci siamo ritrovati ad attraversare un emozionantissimo Ponte Tibetano lungo 55 mt sulla Forra del Cellina alla scoperta dell’Androne carsico per poi iniziare la salita lungo un percorso circondato da faggeti e sassi con reperti fossili, a testimonianza che un tempo le Alpi erano sommerse.

Forra del Cellina

All’interno della riserva è possibile osservare un vero e proprio “sistema” di forre, confluenti l’una nell’altra, relativa ai corsi dei torrenti Alba, Molssa e Cellina.

Forra del Cellina

La natura carbonatica delle rocce ha determinato l’instaurarsi di fenomeni di dissoluzione che hanno dto luogo a morfologie carsiche presenti un pò ovunque nel territorio di questa area protetta. Si possono osservare sia forme carsiche di superficie: doline, scannellature, campi solcati e vaschette di corrosione, che forme carsiche ipogee: pozzi, grotte, gallerie. Queste ultime raggiungono la loro massima espressione nel sistema di cavità denominato “Grotte Vecchia Diga”.

Forra del Cellina Forra del Cellina Forra del Cellina
Noi abbiamo percorso solo un piccolo tratto del Sentiero del Dint, fino all’androne carsico, che si dice ispirò Dante Alighieri nella stesura della Divina Commedia, per poi tornare indietro. Chi vuole, però, può continuare il percorso fino al punto più panoramici dai quali è possibile vedere dall’alto il Lago di Barcis e la Forra del Cellina.

Forra del Cellina Forra del Cellina Forra del Cellina Forra del Cellina

Queste in montagna, però, non sono le uniche attività outdoor che è possibile fare in provincia di Pordenone.
Nell’ultima giornata ci siamo spostati a Pordenone città e da lì siamo tornati (o meglio sono tornata, visto che per gli altri era la prima volta) a Sacile dove abbiamo attraversato tutto il paesino in canoa lungo il fiume.

Sacile in canoa Sacile in canoa Sacile in canoa Sacile in canoa

È stato molto bello vedere da una prospettiva  diversa i bellissimi punti panoramici della piccola Venezia del Friuli Venezia Giulia che tanto mi aveva affascinato. La canoa è uno sport molto diffuso in Friuli Venezia Giulia ed abbiamo avuto l’onore di praticarlo con alcune delle campionesse nazionali.

Sacile in canoa Sacile in canoa

Il Canoa Club Sacile ha visto la sua fondazione ufficiale, come Associazione Sportiva Dilettantistica, nel 1977, con il riconoscimento da parte del C.O.N.I. e della Federazione Italiana Canoa Kayak. L’attività agonistica è iniziata nel 1978 ed è continuata ininterrottamente sino ad oggi.

Il Canoa Club Sacile partecipa alle competizioni regionali e nazionali e nel 2004 ha vinto il titolo di Società Campione D’Italia. Sino ad oggi gli atleti sacilesi hanno vinto diciotto titoli di Campione Italiano, oltre ai molti titoli regionali, inoltre alcuni atleti hanno partecipato, con la squadra Nazionale, alla Coppa del Mondo, ai Campionati Europei ed ai Campionati del Mondo, sia assoluti che giovanili.

Insomma, abbiamo navigato sulle acque del Livenza con alcuni campioni mondiali ed è stato molto emozionante!

Sacile in canoa Sacile in canoa Sacile in canoa

L’ultimo giorno, invece, partendo da Pordenone città, abbiamo provato l’ebbrezza dell’escursione in mountain bike lungo l’Antica Strada Maestra da Pordenone fino  Polcenigo, sede degli Alpini nonchè considerato uno dei borghi più belli d’Italia, definito “scrigno verde”. “Scrigno” perché il territorio polcenighese contiene molte gemme naturalistiche, perle architettoniche e gioielli urbanistici e storici; “verde” perché questo colore pervade e tinteggia il paesaggio.

Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo

Il percorso che abbiamo fatto in bicicletta era già usato nel 613 per il commercio soprattutto di legname e carbone. La Via Maestra Vecchia sembra essere la prosecuzione dell’omonima strada che collega tutt’ora Cordenons con il Vial Venezia (Pordenone) proseguendo  in Via Polcenigo. E’ un percorso che permette di raggiungere il verde della pedemontana pedalando totalmente fuori dai centri abitati di Ranzano, Vigonovo e Fontanafredda percorrendo stradine bianche ed in minima parte asfaltate.

Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo

Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo

Siamo arrivati fino alla sorgente del Gorgazzo (conosciuta anche con il nome dialettale di “El buso”), una grotta subacquea nei pressi di Polcenigo dove ha origine l’omonimo torrente, affluente del fiume Livenza. La sorgente è alimentata dalle acque che, inabissatesi nelle fenditure dell’altopiano del Cansiglio o del Monte Cavallo, riappaiono in superficie. Esplorata da tantissimi subacquei, attira anche molti turisti che vengono ad ammirare la statua del Cristo sommerso, posta nei pressi dell’imboccatura della cavità, a 9 metri di profondità. Voi riuscite a vederla in foto?

Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo Via Vecchia Maestra Pordenone Polcenigo

L’esperienza degli sport outdoor si sarebbe dovuta concludere con un bel lancio in parapendio dalle vette di Piancavallo, ma le condizioni metereologiche non ce l’hanno permesso.

Mi sono quindi ripromessa di ritornarci prossimamente.

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Ed ora, ecco il video di tutta l’esperienza. Buona visione e fatemi sapere se vi è piaciuta! 😉

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