Troppo Napoletano: dal film di Siani al cosa vuol dire essere napoletani

Ancora una volta Napoli è protagonista di un film, questa volta prodotto da un Napoletano doc: Alessandro Siani.

Alessandro, messe da parte le vesti del comico, dal 7 aprile lo vedremo in tutte le sale cinematografiche campane per la prima volta nel ruolo di produttore per il film “Troppo Napoletano“, un film ironico, divertente ma allo stesso tempo significativo. Una commedia leggera che ha come protagonista Gennaro Guazzo, un bambino di 11 anni del Rione Sanità (quartiere popolare di Napoli) innamorarsi di una bambina di Posillipo (zona residenziale di Napoli). Qui verrebbe subito in mente il classico stereotipo della Napoli bene vs la Napoli malfamata. Eppure, la storia d’amore raccontata dal punto di vista di un bambino, riesce a far emergere le mille sfumature di una città che non accetta etichette, tanta è la varietà di persone che la popolano.

Troppo Napoletano

Il film, che vede come cast d’eccezione GIGI e Ross (comici di Made in Sud) e la talentuosa Serena Rossi, si presenta come un film brioso, divertente e a tratti romantico, che scava nelle abitudini e nelle caratteristiche del popolo partenopeo con le sue mille sfaccettature.

Ma…che vuol dire essere troppo napoletani?

L’abbiamo chiesto ai personaggi del cast e potete ascoltare la loro interista nel video, ma ve lo racconto anche io, da Napoletana nata e cresciuta in questa città sui generis, con la quale ho spesso un rapporto di amore-odio, ma dalla quale non riesco ad andare via!

Come dice Gianluca Ansanelli, “essere napoletani non ammette la via di mezzo: o sei napoletano o non lo sei!” ed effettivamente, per capire molte delle contraddizioni di questa città bisogna viverla, perché raccontata non ha lo stesso sapore!

Troppo Napoletano

Essere troppo napoletani per me vuol dire vivere in una città che paesaggisticamente è tra le più belle del mondo, dove il clima è sempre mite e l’inverno dura al massimo un mese, che ti permette di rilassarti vicino al mare nelle giornate no e respirare storia e cultura ad ogni angolo. Ma vuol dire anche vivere in una città piena di problemi, dove il lavoro scarseggia, i pochi imprenditori che ci sono hanno il coltello dalla parte del manico perché sanno che l’offerta è inferiore alla domanda e cercano di sfruttarti tanto pagandoti poco, ma è anche una città che sa reinventarsi in mille modi e risollevarsi davanti alle difficoltà.

Si è sempre detto che i napoletani sono molto creativi e su questo confermo in pieno. A Napoli ho visto persone reinventarsi nei lavori più disparati, pur di arrivare a fine giornata. Io per prima, qualche anno fa, ho detto basta agli orari disumani delle aziende del Cis di Nola (perché per quanto si dica che a Napoli non si lavora, nel Cis l’orario minimo di lavoro giornaliero è di 9 ore da contratto vs le 8 obbligatorie del contratto nazionale, che poi sforano sempre in straordinari non pagati), e mi sono reinventata aprendo la p. Iva, fondando il mio blog e la mia agenzia pubblicitaria, per la quale mi divido tra Napoli e Milano, pur rimanendo sempre molto legata a Napoli.

Ecco, per me essere troppo napoletani è ammettere le difficoltà di questa città, ma nonostante ciò continuare ad amarla e rimanerne legati per sempre!


Buzzoole

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