Venerdi ho avuto l’occasione di visitare il Birrificio Karma, un birrificio 100% made in Italia che si trova ad Alife, in provincia di Caserta.
Il birrificio Karma nasce per passione e per rompere con un luogo comune: la birra artigianale italiana è una cosa seria e va ripensata e reinventata, combinando i sapori e i profumi della tradizione contadina della terra felix (la Campania).
Nasce nel 2008 con un piccolo impianto ad Alvignano, e da ottobre 2014 si ingrandisce con il nuovo impianto di Alife nel quale producono tra i 1200 ed i 1100 litri di birra artigianale.

La birra Karma, infatti, è frutto di una visione moderna di una tradizione antica; Mario Cipriano aggiunge il suo estro alla ricetta classica e riscopre ingredienti poveri come il mosto di vino, le bucce d’arancia, il limone, la mela annurca che danno un sapore diverso e una buona dose di tipicità alla birra. Karma, come le autentiche birre artigianali, è rifermentata in bottiglia e presenta anche sedimento; infatti, per mantenere inalterate tutte le qualità nutrizionali e organolettiche, non c’è pastorizzazione, né filtraggio e soprattutto non ci sono conservanti. La qualità di Karma è garantita sia dal metodo che dalla scelta di ingredienti di alta qualità: il malto proviene, in parte, da agricoltura biodinamica, lo zucchero di canna è del mercato equo e solidale e il miele è biologico.
La produzione avviene nell’impianto di Alife.

Il malto d’orzo, in qualità diverse, viene lavorato all’interno delle botti di acciaio.

Le birre sono tutte ad alta fermentazione: da 18 a 22 gradi.
Alcune ricette sono ricette personalizzate da loro sulla base del territorio. Stanno cercando di sfruttare il terreno intorno con segale, farro e avena, producendo delle birre particolari secondo la tradizione Belga e renderle personali cercando però l’equilibrio tra le varie materie utilizzate.
Il 90% della birra è acqua quindi la stessa ricetta fatta in parti diverse del mondo può ottenere risultati diversi. Loro usano l’acqua dell’acquedotto di Alvignano.
Poi c’è il malto che deriva da un processo che avviene nella malterie. Le migliori sono in Germania Inghilterra e Belgio.
Viene essiccato nel fondo e lì vengono creati tutti i malto speciali che danno il retrogusto unico alle loro birre.
Prima fase: macinatura del malto
Poi si passa alla cottura: miscelare il malto macinato con l’acqua in determinate temperature.
In questa fase si attivano degli enzimi che danno il sapore alla birra: più secca, più dolce, ecc.
In una pentola avviene poi la filtrazione.
Una volta filtrata avviene la fase della bollitura per sterilizzare e la luppolatura per aggiungere il luppolo, che da’ il retrogusto amaro della birra. Generalmente i luppoli arrivano dall’Europa del nord o dall’America e dalla Nuova Zelanda. A seconda della zona di provenienza, cambia il sapore.
In una birra chiara semplice si usano luppoli europei che sono più freschi e fruttati. Quelli americani, invece, sono più agrumati.
Per fare una birra, dalla produzione al commercio,  impiegano generalmente dai 20 ai 30 giorni.
Io ho avuto modo di degustare la birra al limone ed al cioccolato e devo dire che non hanno nulla da invidiare alle Birre Belghe con la differenza che è tutto Made in Italy o, meglio, Made in Campania!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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