Il Sannio: terra di vigneti e piccoli borghi antichi

Durante il tour di Napoli e parte della Campania organizzato da Malvarosa per i vincitori del Malvarosa Food Blog Award, ho auto l’opportunità di trascorrere una giornata nel Sannio, pernottando presso l’agriturismo Capolana, ospite della Cantina Nifo Sarrapochiello di Ponte…. che al momento non ha ancora un suo spazio dedicato all’accoglienza degli ospiti, ma che sta già provvedendo a costruirne uno per ospitare i numerosi clienti che durante l’anno vanno a fargli visita.

Il Sannio è una zona della Campania in provincia di Benevento, nota soprattutto per la produzione del vino, con oltre diecimila ettari vitati, settemilanovecento imprenditori viticoli e circa cento aziende imbottigliatrici per oltre un milione di ettolitri di vino prodotto, tre denominazioni di origine e una indicazione geografica.

Sannio

Basta viaggiare attraverso le sue colline per comprendere quanto la viticoltura sia caratterizzante il territorio, ma è anche una località ricca di piccoli borghi antichi e rurali, come Solopaca, Sant’Agata dei Goti, Cerreto Sannita, Ponte… due dei quali, Sant’Agata dei Goti e Cerreto Sannita, hanno anche la caratterizzazione di bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Quello che attualmente è un territorio circoscritto in una zona in provincia di Benevento, anticamente era molto più vasto.

I Sanniti furono un antico popolo italico stanziato in un territorio, detto Sannio, corrispondente agli attuali territori della Campania, dell’alta Puglia, del Molise, del basso Abruzzo, e dell’alta Lucania (Basilicata), le cui attività economiche ruotavano principalmente intorno alla caccia, alla pastorizia e al commercio, ma sappiamo che anche la guerra era una attività molto importante, tanto che i sanniti vennero spesso scelti come mercenari poiché ritenuti combattenti di grande valore.

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Io sono rimasta affascinata dai mille colori delle colline vinicole!

Come vi dicevo, sono stata a Ponte, alla Cantina Nifo, insieme alla mia collega Chiara Giorleo.

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Ponte è un piccolo centro del Sannio, già esistente in epoca romana, che deve il suo nome alla presenza di un imponente “pontem lapideum” sul quale passava la Via Latina che congiungeva Roma a Benevento e grazie alla quale i romani si rifornivano di vino ed uve di prima qualità.

Siamo arrivate di sera e ci hanno offerto una ricca cena fatta in casa dalla proprietaria dell’Agriturismo, alla quale abbiamo abbinato gran parte dei vini della cantina Nifo, cantina radicata nel territorio del Sannio da ben tre generazioni.  L’azienda è attualmente gestita dal giovane e gentilissimo Lorenzo Nifo Sarrapochiello, vignaiolo per passione, che ha deciso di coniugare rispetto per la tradizione con l’innovazione scientifica, al fine di garantire all’azienda gli alti livelli qualitativi da sempre perseguiti.

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Dal 1998, infatti, le uve Nifo Sarrapochiello vengono coltivate e trattate con il metodo dell’agricoltura biologica.

L’azienda attualmente conta 15 ettari di vigneti ed oliveti divisi tra Ponte, San Lupo ed il centro aziendale, che si estendono tra 200 e 450 metri sul livello del mare, situati alle pendici del Monte Pentime, nel cuore dell’area di produzione della denominazione di origine controllata e garantita Aglianico del Taburno e denominazione di origine protetta del Sannio.

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E sono proprio l’Aglianico del Taburno e la Falanghina del Sannio i vini eccellenti della cantina, che ho avuto modo non solo di degustare ma anche di vedere dove vengono prodotti.

Nella mattinata della nostra visita nel Sannio, infatti, abbiamo fatto un giro panoramico lungo le colline del Sannio, tra Ponte e San Lupo, proprio lì dove vengono prodotti i vini Nifo, per poi fermarci alla sede aziendale per vedere il processo di imbottigliamento e le Botti Barrique nelle quali viene fatto riposare il vino. Insomma, non c’è niente di meglio che bere del buon vino proprio lì dove è stato prodotto.

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La Falangina del Sannio ha fatto da leader del territorio per tanti anni, diventando una DOCG ed un punto di riferimento positivo anche per le piccole cantine. Ha un sapore diverso da quella dell’avellinese anche se le uve di provenienza sono le stesse. Cambia il terreno e di conseguenza il sapore.

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Ho trovato molto buona la Falanghina Alenta DOC della vendemmia tardiva prodotta su vigneti dai 10 ai 15 anni, ma molto buono anche l’Aglianico del Taburno.

Mi è piaciuto molto anche il Marosa, l’aglianico del Taburno Rosato dedicato alla mamma di Lorenzo.

Particolarità dei vini Nifo, che ho molto apprezzato, sono le etichette. Ogni vino ha un’etichetta nella quale è disegnato un riferimento del territorio in cui viene prodotto, un modo simpatico per confermare il forte legame di amore che hanno con il loro territorio.

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Purtroppo la mia visita nel Sannio  durata poco ma, il lato positivo, è che non è molto distante da Napoli, quindi penso proprio che ci tornerò presto!

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